Ha confessato il proprio delitto l’uomo che, ad aprile e in piena emergenza sanitaria, ha approfittato della sua posizione per poter stuprare una giovane donna disabile ricoverata all’“Oasi Maria SS” di Troina.
La Squadra Mobile della Polizia di Stato ha fermato nella notte l’indiziato di 39 anni per il reato di violenza sessuale aggravata dall’aver commesso il fatto ai danni di una donna disabile e nel momento in cui la stessa era a lui affidata.
Il fermo è avvenuto su disposizione della Procura della Repubblica di Enna diretta dal Massimo Palmeri e l’interrogatorio è stato condotto dai sostituti procuratori Stefania Leonte e Orazio Longo.
La denuncia dell’uomo, originario di Enna e dipendente della struttura da circa 2 anni, è arrivata alla Questura di Enna lo scorso 11 settembre in seguito alla scoperta, da parte della famiglia della vittima, dello Stato di gravidanza della donna. Considerate le condizioni di salute particolarmente gravi non era possibile che la giovane avesse prestato il proprio consenso e, dunque, si doveva trattare di violenza sessuale. Gli accertamenti sullo stato di salute della donna e del feto di 25 settimane sono avvenuti nel reparto di ginecologia dell’Ospedale di Enna e del Policlinico di Palermo.
Gli Ufficiali di Polizia Giudiziaria hanno attivato immediatamente il “codice rosso” e proceduto con la raccolta delle dichiarazioni e le indagini che, in breve, hanno confermato l’ipotesi investigativa.
E’ emerso che nessuno della struttura sanitaria si è accorto dello stato di gravidanza, ipotizzando che l’aumento di peso della ragazza potesse dipendere dal fatto che durante il lockdown ai degenti era stato permesso di mangiare di più o che i farmaci somministrati a volte erano causa di una irregolarità del ciclo.
Gli interrogatori si sono concentrati esclusivamente sul personale interno dato che nessuno aveva accesso alla struttura senza autorizzazione e che altri ospiti disabili non avrebbero potuto commettere il reato. La Polizia Scientifica, dunque, ha proceduto con il prelievo di un campione salivare per l’estrazione del profilo genetico (DNA) da parte degli operatori.
Dopo gli accertamenti del laboratorio l’indagato è stato incalzato dai sostituti procuratori e, dopo una prima ricostruzione confusa e approssimativa, ha rilasciato una piena confessione. L’uomo ha raccontato che fine marzo aveva chiesto alla direzione sanitaria di poter fare accesso alla struttura come operatore socio sanitario per poter dare aiuto ai suoi colleghi in difficoltà ed alle persone degenti visto che era stata dichiarata la zona rossa con impossibilità di accesso o di dimissioni dall’Oasi.
Durante una delle tante notti consecutive prestate in struttura, approfittando dell’assenza temporanea dell’infermiere professionale, non curante neanche della positività al COVID -19, l’operatore socio sanitario ha raggiunto la vittima che conosceva da tempo e ha consumato un rapporto sessuale privandosi di ogni sistema di protezione antivirale, tuta e mascherina.
Al termine dell’interrogatorio la Procura della Repubblica di Enna ha disposto il fermo di indiziato di delitto e la Polizia di Stato ha condotto il fermato in carcere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. La Procura della Repubblica di Enna continuerà le attività d’indagine per chiarire ogni ulteriore aspetto della vicenda e valutare eventuali responsabilità in ordine ai fatti accaduti.